Il piccolo porto di Padova

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Gianfranco Maritan racconta il Portello – nella foto

Lungo 200 metri, largo 30, “era sino al principio dell’Ottocento il sito più animato di Padova, perché per esso passavano quanti da questa città, o per acqua o per terra, andavano a Venezia. E abitato per la massima parte da famiglie povere di popolani, fra i quali molti beccai, già celebri per le tremende risse che sostenevano con gli studenti. Dalle finestre sporgono di frequente lunghi stangoni che sostengono biancheria ed altre cose poste ad asciugare”. (Brentari, 1891). Un colore e un folklore rimasti nondimeno tali fino all’ultima guerra. Gli abitanti del Portello, uniti come in nessuna altra contrada della città da interessi comuni, eleggevano rappresentanti, si davano soprannomi, si scambiavano aiuti; per la scaltrezza innata venivano loro attribuita maggiore responsabilità nei piccoli o grandi fatti di malandrinaggio; per la parola pronta e vivace (pensiamo ai “Pace”, ai giovanetti “paciolosi” resi presto maturi dalle necessità della vita).

[Continua su “Piacere, Padova & Complimenti, Padova”]

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