Universa Universis…

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Sarà la Sala dei Giganti del Liviano, prestigioso spazio messo a disposizione dall’Università di Padova, ad ospitare sabato 30 novembre la presentazione di “Piacere, Padova & Complimenti, Padova”. Grazie alla collaborazione del Magnifico Rettore, Giuseppe Zaccaria, il lavoro di Paolò Donà potrà essere presentato in una location davvero prestigiosa. Il Rettore ha fornito la sua preziosa ed insostituibile consulenza anche nella realizzazione del capitolo dedicato all’Ateneo patavino.È la primavera del 1222 quando un gruppo di alunni dell’università di Bologna, la più antica d’Occidente, rinforzato da alcuni docenti, decide di mettere in atto una vera e propria secessione; e per attuarla punta su Padova, città in cui il libero Comune è pronto a sostenere anche in termini concreti esperienze innovative. Fin dai primissimi tempi lo Studio patavino sviluppa una sua fisionomia ispirata al motto che lo caratterizzerà nei secoli: “Universa universis patavina libertas”.

Oltre agli italiani arrivano tedeschi, francesi, provenzali, inglesi, spagnoli, polacchi, cechi, ungheresi. Si organizzano in due grandi gruppi, gli Oltremontani o Transalpini e i Citramontani, a loro volta suddivisi all’interno in “nationes”. Nel 1260 il Comune introduce una novità rivoluzionaria: mette mano al portafoglio per garantire uno stipendio ai docenti, rovesciando la prassi consolidata nelle università dell’epoca, da Salerno a Bologna, da Oxford alla Sorbona, dove sono gli iscritti a pagare gli insegnanti. Già due anni prima, inoltre, lo stesso Comune ha istituito prestiti in favore degli universitari (precursori degli odierni “prestiti d’onore”); e poco dopo ha dichiarato “esenti dai pubblici aggravi”, come dire una vera e propria detrazione dalle tasse, le persone che si impegnino a prestare agli studenti 4mila lire, all’interesse di 4 denari per lira al mese.

Successivamente i Carraresi mantengono viva l’attenzione per la realtà universitaria, specie durante le signorìe di Francesco il Vecchio e del figlio Francesco il Giovane. Vengono chiamati docenti di prestigio da fuori: come Ranieri Arsendi, giurista di primissimo piano, già titolare di cattedra a Bologna e a Pisa, retribuito con il notevole stipendio di 600 fiorini, e poi diventato anche consigliere di corte. C’è pure una sorta di anticipazione del moderno programma “Erasmus”: dodici giovani padovani vengono inviati a Parigi, a spese della Signorìa, per studiare le arti liberali. E nel 1363 i Carraresi ottengono da papa Urbano V che lo Studio sia autorizzato a istituire un Collegio di teologia.

Venezia, quando nel 1405 conquista Padova, ne fa l’unico ateneo riconosciuto della Repubblica, investendovi cospicue risorse (3mila ducati nel 1406, portati a 4mila l’anno successivo): già nel 1407 viene introdotto il divieto per tutti coloro che vivono nel suo territorio di conseguire titoli accademici in sedi situate “al di qua delle Alpi”, cioè in Italia, e si fissa l’obbligo di frequenza a Padova. Punta inoltre sul reclutamento dall’esterno di docenti di prestigio.

[Continua su “Piacere, Padova & Complimenti, Padova”]

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