Tullio Levi Civita, il padovano che corresse Einstein

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Tullio Levi Civita è stato un grande matematico padovano. Attorno al 1915 si interessò anche degli aspetti matematici della teoria della relatività di Albert Einstein, contestandone alcuni aspetti. Einstein ammise l’errore: Levi Civita dunque contribuì allo sviluppo di una delle moderne teorie scientifiche più rivoluzionarie.[da “Piacere, Padova & Complimenti, Padova”]

Nato a Padova il 29 marzo 1873 da Bice Lattis e da Giacomo, avvocato, uomo politico, sindaco di Padova e senatore, Tullio Levi Civita è un grande studioso della matematica pura dove spazia in tutti i campi. Si laurea in matematica nel 1894 all’università di Padova. Uno dei suoi insegnanti è Gregorio Ricci Curbastro, matematico e fisico il cui nome è legato alla costruzione del calcolo differenziale assoluto, con il quale successivamente collabora, nella realizzazione del calcolo tensoriale che è alla base della teoria della relatività generale di Einstein.

Insegna a Pavia nella facoltà di Scienze e a Padova è titolare della cattedra di Meccanica razionale. È noto per i suoi pensieri non archimedei, studia le operazioni funzionali e classifica i potenziali binari. Nel gennaio 1918 è a Roma dove occupa la cattedra di analisi superiore e successivamente di meccanica all’università “La Sapienza”, per vent’anni. Nel 1938 è rimosso dall’insegnamento per le leggi sulla difesa della razza a causa delle sue origine ebraica.

Al periodo romano appartengono alcune importanti ricerche ancora in campo geometrico, che riguardano soprattutto lo studio degli “scostamenti geodetici” e si dedica anche ad alcuni aspetti matematici della fisica quantistica. Levi Civita è membro di tutte le principali accademie scientifiche nazionali e di molte internazionali, ottiene rilevanti riconoscimenti e riceve la laurea “honoris causa” da varie università straniere.

Dal marzo al maggio 1915 ha una corrispondenza epistolare con Albert Einstein, contestandogli una teoria della Relatività. Il grande scienziato l’anno dopo ammette il suo errore.

Muore nel suo appartamento di Roma il 29 dicembre 1941.

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