Lungo le vie del Ghetto

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Il Ghetto è senza dubbio uno dei quartieri più suggestivi del centro storico, frequentato da padovani, turisti e studenti per i suoi negozi, i locali e l’atmosfera suggestiva. Il progettatore turistico Gianfranco Maritan disegna un itinerario per scoprirne i segreti.

Per Ghetto si intende l’area limitata a nord da Piazza delle Erbe e via Daniele Manin, a ovest da piazza del Duomo e via San Gregorio Barbarigo, a sud da via Marsala, a est da via Roma.

Cominciamo il nostro percorso da via Roma (un tempo via Santa Giuliana), all’angolo con via San Martino e Solferino (già via Sirena, il nome deriva dall’insegna di una spezieria). In questo punto sorgeva la porta di Santa Giuliana, una delle quattro porte che delimitava il ghetto, fatta costruire nel 1603 dal podestà e dal Gran consiglio. Accanto ad essa due lapidi – una scritta in latino e una in ebraico – ricordavano agli ebrei di ritirarsi al tramonto all’interno del loro quartiere.

Proseguendo per la via San Martino e Solferino, al numero 13 si trova l’unica sinagoga ancora in funzione. La costruzione risale al 1548 a cura degli ebrei di rito italiano; la facciata è ornata da una loggia in pietra di Nanto, visibile dalla strada. Sempre sulla facciata vi è una lapide che ricorda i 6 milioni di ebrei in Europa, gli 8.000 in Italia e i 46 di Padova, morti nei campi di concentramento durante la seconda Guerra mondiale.

Girando per via delle Piazze, (un tempo contrada San Canziano, che si chiudeva a porta San Canziano), troviamo la sinagoga di rito tedesco detta anche “scola grande”. L’edificio, inaugurato come luogo di culto, pare nel 1525, è stato più volte rimaneggiato e poi ricostruito definitivamente e ampliato nei primi anni dell’Ottocento con un’aula spaziosa di culto a pianta rettangolare a cui si accedeva mediante un’ampia scala che permetteva l’entrata sia dalla strada sia dall’interno (corte Lenguazza). L’attuale facciata esterna, ornata da cinque finestre ad arco con cornici, ricorda la struttura originale ed è frutto del restauro complessivo del 1998, dal momento che nel 1943 è stata incendiata da un gruppo di fascisti. All’angolo con via San Martino e Solferino sono ancora visibili dall’esterno le colonne delle due finestre a bifore della sinagoga di rito spagnolo che ha funzionato dal 1617 al 1892.

Proseguendo al numero 20, attraverso un breve sottoportico si entra a corte Lenguazza o corte della Sinagoga. Essa racchiudeva una piccola piazza in cui si trovavano i servizi utili alla comunità ebraica come un forno, un bagno rituale e una macelleria; era collegata a un’altra corte più piccola che prendeva il nome dalla famiglia Lenguazza. Questo era il luogo di incontri e di scambi della comunità.

Nella parte ovest della corte c’è una casa, sul portoncino si legge la scritta “Mosè quondam Jacob Trieste”: era l’abitazione di Mosè Trieste imprenditore e proprietario di setifici. Sul lato sud, una costruzione stretta a più piani: la caratteristica casa a “torre”, presente anche in altre vie del ghetto. Sul lato est osserviamo la facciata della sinagoga di rito tedesco restaurata, con le cinque grandi finestre e un portale d’ingresso; vi appare pure un affresco.

Proseguiamo per via dell’Arco, molto interessante e pittoresca per le case alte, a più piani con sopralzo, ampliate. Nel 1603 il quartiere è stato chiuso e ha dovuto ospitare più famiglie. La via dell’Arco si chiudeva a porta Santo Spirito (sull’attuale via Marsala).

[Continua su “Piacere, Padova & Complimenti, Padova”]

2 pensieri riguardo “Lungo le vie del Ghetto

    Alberto ha detto:
    23 gennaio 2014 alle 14:04

    Ma la porta Ovest del Ghetto non era in via S. Martino e Solferino all’altezza dell’incrocio con via dei Fabbri?

    m4x ha risposto:
    23 gennaio 2014 alle 14:10

    Verificheremo con il signor Maritan e le facciamo sapere!

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